Decameron
Berlin, Staatsbibliothek, Hamilton 90
Contenuto: Giovanni Boccaccio, Decameron
Descrizione:
Si tratta del celeberrimo esemplare autografo del Decameron, ricondotto, su base paleografica, alla vecchiaia di Boccaccio, verosimilmente attorno al 1370. Il riconoscimento dell’autografia si deve ad Alberto Chiari, che ne diede notizia, dopo avere sottoposto la questione a Michele Barbi ed averne ottenuto l’avallo, nel 1948 e, successivamente, nel 1955. La tesi non riscontrò in prima battuta particolare credito: la presenza di errori palesi, talora grossolani, mettevano in crisi l’ipotesi che il codice fosse stato vergato manu propria dall’autore stesso. L’agnizione definitiva risale al 1962 e si deve a Vittore Branca, che riuscì, anche in modo rocambolesco, a far pervenire per qualche tempo il codice a Venezia dalla Germania, e lo studiò assieme a Pier Giorgio Ricci. L’esame diretto del manoscritto, grazie anche all’ausilio degli ultravioletti, mostrò che numerosi loci viziati da errore fossero in realtà lezioni ripassate da successivi revisori, che intervennero su segmenti di testo evanido apportando in più occasioni maldestre integrazioni. Il dato dell’autografia del Berlinese ha segnato profondamente gli studi sulla trasmissione del Decameron e la sua posizione al fine della restitutio textus dell’opera. In quanto autografo la lezione del codice hamiltoniano è stata seguita scrupolosamente, come dichiarato fin dal titolo, nell’edizione critica curata da Vittore Branca nel 1976 per l’Accademia della Crusca, che si impose come riferimento per le edizioni successive. Il privilegio di disporre dell’esemplare autografo dell’opera maggiore di Boccaccio consente di esaminarlo dal punto di vista codicologico, indagando le strategie messe in atto dall’autore nel presentare il proprio testo. Si tratta innanzitutto di un codice di dimensioni cospicue, addirittura il più imponente tra gli autografi boccacciani di opera propria: è impaginato su due colonne, con margini piuttosto ampi, vergato nella caratteristica littera textualis boccacciana degli anni della maturità. L’esemplare appare allestito come un libro da banco, in modalità analoghe a quelle di un trattato scientifico di ambito universitario: particolarmente significativa è l’affinità con il codice autografo delle Genealogie deorum gentilium, il ms. Firenze, BML, Plut. 52.9, un ambizioso repertorio erudito di mitologia antica. Questo dato mette in evidenza il notevole valore letterario che Boccaccio conferiva alla propria opera, nonostante fosse scritta in prosa e in volgare. Teresa Nocita e Francesca Malagnini hanno poi mostrato la particolare significatività nella scelta di adottare sistematicamente un sistema rigorosamente gerarchizzato delle iniziali (filigranate, maiuscole, eseguite in diverse dimensioni), che ha inevitabile ricaduta nella paragrafatura, nella segmentazione e nell’interpunzione del testo. Sono presenti anche disegni, mezzi busti con i novellatori o i protagonisti delle novelle, a ornare le parole di richiamo poste nel margine inferiore dell’ultima carta dei fascicoli: disegni analoghi, pur sporadici, si trovano nel codice autografo del De mulieribus claris (Firenze, BML, Plut. 90 sup. 98I). Al di là dell’importanza del codice, il nodo filologico della tradizione del Decameron consiste nello stabilire il rapporto con altri testimoni antichi dell’opera, in particolare i mss. Paris, BnF, Ital. 482, copiato da Giovanni d’Agnolo Capponi, e Firenze, BML, Plut. 42.1, vergato da Francesco d’Amaretto Mannelli. Se appare ormai assodato che il Parigino sia stato allestito vivente Boccaccio e costituisca il primo assetto redazionale del Decameron, più dibattuto è il problema della collocazione del codice Mannelli: collaterale del Berlinese, come sostenuto su tutti da Vittore Branca? O una copia dello stesso autografo, come sostenuto, tra gli altri, da Franca Ageno e Alfonso D’Agostino? Sulla vexata questio credo che abbia dato un contributo decisivo, di recente, Enrico Moretti, che ha mostrato in modo persuasivo che il codice Mannelli discende recta via dall’autografo berlinese: particolarmente significativi sono soprattutto una serie di loci corrupti in cui appare evidente che la lezione erronea del Mannelli sia stata indotta dalla particolare disposizione del testo nell’antigrafo, l’Hamilton 90 (parole per il cambio di rigo o cambio di facciata, o casi di saut du même au même). Lo studioso ha mostrato che innovazioni del codice Mannelli rispetto al Berlinese si rivelano perlopiù tentativi di sanare ope ingenii il testo dell’antigrafo, in presenza di piccole lacune, o qualora ritenuto erroneo; il Mannelli ha operato in più occasioni come editore del testo, spesso contrassegnando i suoi interventi: le proprie integrazioni per sanare passi lacunosi sono segnalate con "deficiebat"; passi sospettati di essere lacunosi con deficit; i luoghi in cui ravvisa guasti sono messi in rilievo da crocette, non molto diverse concettualmente alle cruces dei filologi moderni. La corretta posizione del codice Plut. 42.1 nella tradizione testuale comporta conseguenze di rilievo nella ricostruzione del testo critico del Decameron, e deve essere valutata per le sezioni in cui l’Hamilton 90 presenta lacune: in questo caso il testo andrà restituito sulla base del Parigino, confrontata con la lezione recata dal codice Mannelli e anche altri testimoni, in particolare il ms. Oxford, Bodleian Library, Holkham misc. 49, del quale deve ancora essere definito il rapporto con l’autografo berlinese. Un’altra questione aperta del codice hamiltoniano è costituita dal valore da attribuire a cinque varianti marginali apposte in scrittura sottile, vale a dire a punta rovesciata. Si trovano alle cc. 27r (fuggendo per fuggito); c. 63r (sospignerà per riceverà); c. 65r (sopra per presso); c. 72r (confortar per pregar); c. 106r (dormire per riposare). Varianti adiafore o lezioni poziori rispetto alla lezione d’impianto e configurabili come correzioni? Uno studio esteso ad altri autografi boccacciani di opera propria, in particolare il Ricc. 1232 con il Buccolicum carmen e il Plut. 52.9 con le Genealogie, porta a considerarle lezioni superiori e sostitutive rispetto a quelle a testo, di fatto delle correzioni.



